Idrolati e la loro storia

Come ogni cosa nella vita esiste un aspetto visibile e uno invisibile. In questo blog cerco di trattare il più possibile dell’aspetto visibile, scrivendo post che riguardano la creazione di una crema o pomata, come trattare le erbe officinali e via cosi. Quest’oggi invece voglio parlarvi di un aspetto che viene trascurato, cioè l’aspetto invisibile della cosmesi, in particolare di un ingrediente che spesso viene trascurato nell’autoproduzione, sto parlando del mondo degli Idrolati.

In un post precedente vi ho raccontato il fantastico mondo degli oli essenziali trascurando, volutamente gli idrolati.

Quindi cosa sono gli Idrolati e cosa li differenzia da un olio essenziale?

Idrolati – Il potere dell’acqua

Gli idrolati, comunemente detti acque aromatiche o acque essenziali o acque profumate, sono l’elemento che si ottiene dalla distillazione in corrente di vapore insime all’olio essenziale.

Le acque che vengono prodotte dall’industria profumiera nulla hanno a che vedere con gli idrolati. Vengono create industrialmente, non sono acque ottenute con la distillazione e hanno valore esclusivaente estetico.

Gli idrolati invece posseggono qualità terapeutiche e sono complementari all’olio essenziale, sono l’altra faccia della medaglia in quanto l’olio lavora magnificamente sul fisico mentre i benefici maggiori che apportano gli idrolati riguardo i blocchi psicosomatici.

L’acqua come vettore

Da sempre l’uomo ha utilizzato l’acqua come base di partenza per i suoi esperimenti come solvente perchè essa ha la proprietà di portare in soluzione tantissime sostanze. Un esempio lampante del potere di quest’ultima sono gli esperimenti condotti in Giappone da Masaru Emoto che rendono visibile la risposta dell’acqua sollecitata da stimoli di diverso genere e la forma dei cristalli congelati altro non è che la reazione alla confomazione energetica ricevuta. In altre parole l’acqua ha fornito visivamente la qualità della vibrazione cui è stata sottoposta.

Antiche tecniche di estrazione

Come già spiegato nei miei post precedenti, le tecniche estrattive delle essenze si sono evolute nel corso del tempo. In passato le sostanze odorose volatili presenti nei fiori passavano per assorbimento nelle sostanze grasse e gli antichi erano soliti utilizzare unguenti, pomate e oli profumati.

Gli Egizi per l’estrazione dell’essenze di cedro adoperavano un grosso vaso che ponevano sul fuoco e nel cui interno era presente la parte legnosa della pianta. Riscaldandosi l’olio evaporava e andava ad imbibire dei fili di lana che erano stati posti all’imboccatura del vaso formando una grata e quindi non rimaneva che strizzarli per raccogliere l’essenza. Da questo procedimento nacquero molto tempo dopo gli alambicchi costituiti da una ciotola che conteneva la sostanza che si voleva distillare. Dopo averla messa sul fuoco si procedeva a chiuderla con un elmo o cappello dal quale partiva un tubo lungo e stretto spesso avvolto ad elica che andava a finire in una bocca dove si recuperavano i distillati.

Come viene estratto un Idrolato?

Essenzialmente per ottenere un idrolato dalla distillazione abbiamo bisogno di un alambicco, fatto di rame o di acciaio inox. Qualcuno preferisce il rame in quanto sembra lasci una nota più dolce rispetto all’acciaio che imprime una nota più decisa e dura al distillato. In secondo luogo abbiamo bisogno della nostra pianta fresca, per evitare la perdita dei principi volatili. E’ importante che queste ultime siano asciutte e prive di rugiada, meglio ancora se raccolte dopo uno o più giorni di sole.

Idrolati nella cosmesi

Le acque aromatiche o idrolati trovano grande riscontro come ingredienti nella preparazione di prodotti cosmetici. Possono essere aggiunte a creme , far parte nella composizione di lozioni, latti detergenti e maschere viso. Gli idrolati utilizzati da soli idratano, decongestionano, detergono e possono sostituire ottimamente gli oli essenziali molto più aggressivi sulla pelle. Come detto precedentemente un idrolato si presta molto bene come tonico o lozione nella nostra routine del mattino. Per esempio si può imbibire un batuffolo di cotone con un idrolato e passarlo sul viso oppure inserirlo all’interno delle nostre creme nella fase c, cioè l’ultima fase della preprazione insieme agli oli essenziali o frangranze.

In conclusione

L’idrolato è un ingrediente che, a perer mio, non può mancare all’interno del nostro scaffale alchemico. Questo post vuole essere un’infarinatura di quello che un idrolato può donarci. La mia idea è quella di poter dare la possibilità, a chi si imbatte nel mio blog, di spaziare e sperimentare, quindi successivamente pubblicherò delle schede tecniche su alcune erbe officinali che si prestano molto bene per la creazione di un idrolato.

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